Era il 23 febbraio 1992. Stadio Comunale di Bergamo, poi Atleti Azzurri d'Italia e oggi Gewiss Arena. Un pomeriggio gelido, tipico dell'inverno bergamasco ma con un timido sole a fare da cornice. Atalanta-Cremonese, ventiduesima giornata di Serie A. Una partita che sulla carta non promette nulla di memorabile: i nerazzurri inseguono il sogno Europa con il duo sudamericano Caniggia-Bianchezi, i grigiorossi lottano per non retrocedere, ultimi in classifica. Eppure, in quel freddo pomeriggio, sta per accadere l'impensabile.
Il gol che ha fatto la storia
Minuto 41 del primo tempo: rigore per l'Atalanta. Dal dischetto si presenta il brasiliano Carlos Bianchezi, che non sbaglia. 1-0. La partita scorre senza sussulti, la Cremonese prova ad attaccare ma senza trovare il varco giusto. Il tempo passa, i minuti si consumano, la sconfitta si fa sempre più pesante per una squadra che lotta con l'acqua alla gola.
Minuto 92, recupero inoltrato. La Cremonese guadagna un calcio di punizione sulla destra, quasi un corner corto. Sulla panchina grigiorossa c'è Gustavo Giagnoni, che vede il suo portiere, Michelangelo Rampulla, già a metà campo con lo sguardo interrogativo rivolto verso di lui.
"Che faccio Mister, salgo?" chiede Rampulla. Giagnoni inizialmente fa segno di no con la mano, poi, rassegnato, allarga le braccia. "Perso per perso", deve aver pensato. Nessuno aveva più niente da perdere.
L'incornata che vale un posto nella leggenda
Rampulla non se lo fa ripetere due volte. Mentre il portiere si lancia in avanti, il compagno Giandebiaggi gli grida: "Vai, provaci, ti copro io". Chiorri si aggiusta il pallone sulla bandierina, aspettando che il numero uno raggiunga l'area di rigore avversaria.
L'area è affollata, i difensori dell'Atalanta ammassati sul primo palo. Rampulla, con l'intelligenza tattica di un vero attaccante, si sposta sul secondo palo, dove a marcarlo ci sono solo Bianchezi e Nicolini. Il capitano Bigliardi si accorge del pericolo troppo tardi: "Attenti al portiere!!!" urla, ma la sua voce si perde nel boato dello stadio.
La punizione di Chiorri è tesa, troppo lunga per chi sta sul primo palo. Rampulla legge la traiettoria, si scaraventa sul secondo palo e svetta di testa con il tempismo perfetto. Il portiere Fabrizio Ferron tenta un'uscita disperata, ma non può nulla. La palla si insacca in rete. 1-1. Pareggio.
Il primo portiere goleador della Serie A
In quel momento, Michelangelo Rampulla è entrato nella storia del calcio italiano. È il primo portiere a segnare un gol su azione nella storia della Serie A. Un primato che rimarrà unico per nove lunghi anni, fino al 2001 quando Massimo Taibi replicherà l'impresa con la Reggina contro l'Udinese.
"I ricordi sono ancora vivi. È stata un'emozione forte, quelle sono cose che rimangono. Più passa il tempo e più è bello ricordarlo", racconterà anni dopo Rampulla, ripensando a quel momento magico. "Correndo verso l'altra porta mi immaginavo di segnare in rovesciata. Se devi sognare, allora fallo in grande".
Non era la prima volta
In realtà, per Rampulla non si trattava del primo tentativo. Nel 1990, sempre con la Cremonese, era salito in occasione di un calcio d'angolo a Piacenza, aveva colpito bene di testa ma il portiere aveva respinto. Prima ancora, nel 1985 col Cesena, aveva addirittura calciato un rigore contro il Monza, sparando però fuori.
Da bambino, a Patti in provincia di Messina, Rampulla sognava di fare l'attaccante. Fu suo padre, grande tifoso juventino, a convincerlo a mettersi tra i pali. "Da ragazzini difficilmente si decide di stare in porta", ricorderà. "Volevo fare l'attaccante, un po' come tutti. Il portiere è un ruolo passivo, un ruolo d'attesa".
L'epilogo amaro e il futuro bianconero
Quel punto conquistato con il gol impossibile non bastò però a salvare la Cremonese. A fine stagione arrivò la retrocessione in Serie B. Ma per Rampulla quella rete aprì le porte di un futuro glorioso: nell'estate 1992 la Juventus, rimasta senza Stefano Tacconi e con il giovane Angelo Peruzzi promosso titolare, lo chiamò come secondo di fiducia.
Saranno dieci anni in bianconero, dal 1992 al 2002, con il mitico numero 12 sulle spalle. Anni di vittorie, trofei e soddisfazioni, compresa la Coppa UEFA 1992-93 in cui giocò da titolare la semifinale contro il Paris Saint-Germain. Diventerà uno dei "dodicesimi" più iconici della storia juventina.
Un ricordo che non sbiadisce
Oggi, a distanza di oltre trent'anni, quel gol continua a vivere nella memoria collettiva del calcio italiano. Quando si parla di portieri goleador, il primo nome che viene in mente è sempre il suo: Michelangelo Rampulla, il portiere che in un freddo pomeriggio di febbraio a Bergamo abbandonò la sua porta e si trasformò in bomber, regalandoci uno dei momenti più emozionanti e inattesi della storia della Serie A.
"Non ho mai provato una sensazione così meravigliosa", confessò subito dopo la partita. E chissà quante volte, negli anni, avrà ripensato a quel volo, a quella zuccata perfetta, al boato dello stadio. Un gol che vale più di mille parate, un gol che nessuno potrà mai dimenticare.
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