A distanza di pochi giorni dall’incontro tra Cremonese e Inter, disputato lo scorso 1° febbraio allo stadio Giovanni Zini, la Polizia di Stato ha eseguito un arresto per un episodio che ha scosso profondamente l’ambiente sportivo.

Un giovane tifoso interista di 19 anni è stato infatti fermato in arresto differito, misura prevista dalla normativa contro la violenza negli stadi, per aver lanciato una bomba carta dal settore ospiti durante i primi minuti del secondo tempo. L’ordigno è esploso a pochi metri dal portiere della Cremonese, provocandone il crollo a terra in evidente stato di stordimento e costringendo l’arbitro a sospendere immediatamente la gara.

Attimi di paura e partita interrotta

L’esplosione improvvisa ha generato momenti di forte tensione sugli spalti e in campo. Il personale sanitario è intervenuto tempestivamente per soccorrere l’estremo difensore grigiorosso, mentre lo stadio è piombato in un clima surreale. Solo dopo diversi minuti, e verificata l’assenza di conseguenze più gravi, il match è potuto riprendere.

Un episodio che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza negli impianti sportivi e sulla presenza di frange violente all’interno del tifo organizzato.

L’indagine della Digos e l’arresto differito

Le indagini, condotte dalla Digos della Questura di Cremona, hanno portato rapidamente all’identificazione del responsabile. Decisivo il lavoro congiunto tra gli investigatori e la Polizia Scientifica, che ha incrociato le immagini del sistema di videosorveglianza dello stadio con ulteriori rilievi tecnici.

Il giovane, inserito nel contesto ultras nerazzurro, è stato arrestato entro le 48 ore dal fatto, come consentito dalla legge in caso di reati commessi durante manifestazioni sportive. Una procedura che consente di intervenire anche a distanza di tempo, purché vi siano prove video inequivocabili.

Indagini ancora in corso

L’episodio, però, potrebbe non essere isolato. Gli inquirenti stanno proseguendo gli accertamenti per risalire agli autori di altri lanci di petardi avvenuti poco prima del calcio d’inizio, segnale di una possibile azione coordinata o comunque di una situazione di forte rischio già presente prima della gara.

La posizione degli altri soggetti coinvolti è ora al vaglio degli investigatori e non si escludono ulteriori provvedimenti, compresi DASPO e denunce penali.

Un calcio ostaggio della violenza

Quanto accaduto allo Zini rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme per il sistema calcio. Un gesto irresponsabile che ha messo in pericolo l’incolumità degli atleti, rischiato di compromettere lo svolgimento regolare della partita e infangato l’immagine dello sport.

La repressione è un passo necessario, ma resta aperta la questione culturale: isolare definitivamente chi usa lo stadio come teatro di violenza è una priorità non più rinviabile.

Sezione: News / Data: Mar 03 febbraio 2026 alle 23:22
Autore: Redazione TuttoCremonese
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