L'Atalanta 2025/26 rappresenta un caso di studio affascinante nel calcio italiano contemporaneo: due allenatori, due filosofie, due percorsi diametralmente opposti. Da un lato Ivan Juric, chiamato a raccogliere l'eredità pesantissima di Gian Piero Gasperini dopo nove anni di successi; dall'altro Raffaele Palladino, arrivato a novembre per risollevare una squadra in piena crisi. I numeri raccontano una storia di fallimento seguito da una progressiva risalita che sta ridefinendo la stagione nerazzurra.
I numeri del disastro: la gestione Juric
Quando l'11 novembre 2025 l'Atalanta ha deciso di esonerare Ivan Juric dopo appena quattro mesi e mezzo, i dati erano impietosi. In 11 partite di Serie A, il tecnico croato aveva raccolto soltanto 13 punti, frutto di 2 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte. Una media punti di 1,18 a partita che lasciava la Dea al tredicesimo posto in classifica, a cinque lunghezze dalla zona europea.
Il bilancio complessivo, includendo anche la Champions League, fotografava 15 partite ufficiali con 4 vittorie, 8 pareggi e 3 sconfitte. Numeri che rappresentavano un crollo drammatico rispetto agli standard atalantini degli ultimi anni: basti pensare che nella stagione precedente, alla stessa giornata, i nerazzurri erano terzi con 22 punti, nove in più rispetto alla gestione Juric.
Sul piano realizzativo, l'Atalanta aveva segnato appena 13 gol in 11 giornate di campionato, una media di 1,18 reti a partita ben lontana dai record offensivi che avevano caratterizzato l'era Gasperini. La squadra appariva spuntata, incapace di finalizzare la manovra e priva di quella brillantezza che l'aveva resa temibile in tutta Europa.
Il confronto con il predecessore
Il confronto con Gasperini rendeva ancora più evidente il fallimento di Juric. Nella stagione 2024/25, alla stessa giornata, l'Atalanta era terza con 22 punti. Nove punti di differenza che certificavano come l'idea di continuità tattica, Juric era stato scelto proprio perché ritenuto un "allievo" di Gasperini per il gioco basato sulla difesa a tre, le marcature individuali e il pressing, si fosse rivelata illusoria.
Come evidenziato da diversi osservatori, all'Atalanta di Juric mancavano il coraggio e la brillantezza offensiva dell'era Gasperini oltre ad un netto passo indietro a livello di prestazioni da parte di tanti dei protagonisti degli anni precedenti oltre ad una certa debolezza caratteriale che era tuttaltro che pronosticabile guardando al curriculum del tecnico.
Juric predicava un approccio più conservativo che aveva snaturato l'anima offensiva della squadra, probabilmente fondato sulla erronea convinzione che i concetti assimilati in passato a livello offensivo si sarebbero amalgamati alla meglio con il suo credo tattico.
L'arrivo di Palladino: la svolta
Il 11 novembre 2025, Raffaele Palladino è stato ufficializzato come nuovo allenatore dell'Atalanta con un contratto biennale fino al 2027. Il tecnico 41enne, proveniente dalla Fiorentina dove aveva ottenuto 65 punti e raggiunto la semifinale di Conference League prima di dimettersi per divergenze societarie, rappresentava il secondo esonero dell'Atalanta in dieci anni, una situazione straordinaria per una società nota per la stabilità gestionale.
Palladino, quinto allenatore più giovane nella storia dell'Atalanta dopo Prandelli, Guidolin, Mondonico e Conte, ha ereditato una squadra al tredicesimo posto con 13 punti, a cinque lunghezze dalla zona europea. La sua missione era chiara: ricostruire fiducia, identità e risultati.
In 17 partite ufficiali alla guida dell'Atalanta (dati aggiornati a inizio febbraio 2026), Palladino ha radicalmente trasformato i numeri della squadra. Il bilancio complessivo parla di 10 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte, per una percentuale di vittorie del 58,82% contro il 26,67% di Juric. Una differenza abissale che certifica l'impatto immediato del nuovo tecnico.
In Serie A, dopo un esordio negativo contro il Napoli (3-1), Palladino ha guidato l'Atalanta a una progressiva risalita in classifica. Alla 23ª giornata, la Dea si trova settima con 32 punti, frutto di 9 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte complessive stagionali. Un recupero significativo che ha riportato i nerazzurri a -5 dalla zona Champions League.
Sul piano realizzativo, l'Atalanta ha segnato 30 gol in 22 partite di campionato, con una media di 1,36 reti a partita, superiore all'1,18 della gestione Juric. Più significativo il dato difensivo: la squadra ha subito 20 gol, mantenendo una maggiore solidità rispetto al recente passato.
Le vittorie in Champions League
Uno dei successi più importanti di Palladino riguarda la Champions League. Nelle prime due uscite europee sotto la sua guida, l'Atalanta ha ottenuto due vittorie consecutive e convincenti: 0-3 contro l'Eintracht Francoforte in trasferta e 2-1 in casa contro il Chelsea. Due risultati che hanno rilanciato le ambizioni europee della Dea dopo il pesante 4-0 subito a Parigi sotto Juric.
Questi successi certificano come Palladino sia riuscito a restituire alla squadra quella mentalità vincente e quella capacità di competere ad alti livelli che sembravano smarrite nei primi mesi di stagione.
Le modifiche tattiche di Palladino
Dal punto di vista tattico, Palladino ha mantenuto il 3-4-2-1 come sistema di riferimento, garantendo continuità strutturale con il passato, ma ha profondamente modificato i principi di gioco. Il tecnico campano, forte della sua esperienza a Monza e Fiorentina, ha privilegiato un calcio più offensivo e votato al possesso palla, affidandosi alla qualità tecnica dei trequartisti.
A differenza di Juric, che insisteva sul controllo e sul non forzare le giocate, Palladino ha ridato libertà e coraggio ai giocatori offensivi. Charles De Ketelaere e, prima della cessione, Ademola Lookman hanno ritrovato spazi per esprimere la propria creatività, mentre l'arrivo di Giacomo Raspadori dall'Atletico Madrid ha fornito un'ulteriore opzione di qualità in zona trequarti.
Le prestazioni recenti
Le ultime prestazioni certificano la crescita della squadra. Il pareggio 0-0 contro il Como del 1° febbraio 2026, pur non entusiasmante sul piano del risultato, ha evidenziato solidità difensiva e grande personalità, soprattutto grazie alla prestazione monumentale di Marco Carnesecchi, autore di parate decisive inclusa una su rigore. Un punto conquistato in dieci uomini per l'espulsione di Ahanor che dimostra carattere e compattezza.
Le vittorie recenti contro Lecce (4-1), Torino (0-3 in trasferta) e Fiorentina (2-0, significativa contro l'ex squadra di Palladino) testimoniano una squadra che ha ritrovato efficacia offensiva e solidità. L'Atalanta di Palladino è tornata a essere temibile, capace di dominare le partite e di esprimere quel calcio propositivo che ne ha caratterizzato gli ultimi anni.
Quello che è certo è che l'Atalanta ha ritrovato la propria anima. I numeri certificano una rinascita che va oltre la classifica: la Dea è tornata competitiva, pericolosa, riconoscibile. Palladino ha dimostrato di poter raccogliere l'eredità di Gasperini molto meglio di quanto non fosse riuscito a fare Juric, restituendo ai tifosi bergamaschi la speranza di chiudere la stagione con un piazzamento europeo e con una squadra che può guardare al futuro con rinnovate ambizioni.
In sostanza, la Cremonese si ritroverà ad affrontare un avversario che nulla ha a che fare con quello affrontato all'andata.
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