Il calcio alla fine purtroppo è anche questo: una traversa nel recupero, il boato dello stadio che si spegne in un istante, e la consapevolezza amara di aver lasciato sul campo qualcosa di prezioso. Bonazzoli centra il legno al 94', Bijlow è battuto, la palla torna in campo e con lei svanisce quella che poteva essere la svolta di una stagione che da troppo tempo rimane alquanto travagliata.
Il mister vede il bicchiere mezzo pieno ed ha anche le sue ragioni. Mettere un punto contro una diretta concorrente nella lotta salvezza non è mai un'impresa banale, e le parole di Nicola a fine gara sono quelle di un allenatore che vuole tenere alta la fiducia del gruppo: «Meritavamo qualcosa in più, ma va bene comunque. Continuiamo su questa strada». Rispettabile, umano, comprensibile. Ma da tifosi, da osservatori della stagione grigiorossa, è impossibile non fermarsi a fare i conti con la realtà e la classifica.
Il Genoa arrivava allo Zini in condizioni tutt'altro che brillanti: due sconfitte consecutive, entrambe maturate nei minuti finali, e una classifica che li piazzava esattamente alla stessa quota della Cremonese, 24 punti. Era, a tutti gli effetti, uno scontro diretto da vincere. Il 2-0 dell'andata in terra ligure, seppur ormai molto lontano, aveva dimostrato che questa Cremonese poteva giocarsela alla pari e battere il Grifone. In casa, davanti al proprio pubblico, quella vittoria che da troppo tempo manca sembrava a portata di mano.
La prestazione sul campo poi ha fin da subito spento l'entusiasmo del pubblico: il Genoa ha fin da subito fatto la partita anche se poi al netto della parata di Audero su Norton-Cuffy le occasioni migliore sono state grigiorosse con un paio di colpi di testa pericolosi di Djuric, tiri rimpallati fortunosamente fino all'ultima sfortunata chance di Bonazzoli. Fisicamente la squadra è apparsa inferiore agli avversari, tecnicamente troppe scelte sbagliate e troppi errori in momenti fondamentali della partita.
Al netto di ciò però, la sensazione diffusa all'interno dello Stadio era che fosse più il rischio di perderla la partita che non quella di riuscire a portarla a casa. Ancora una volta, ma ieri però si giocava contro una squadra alla portata, non una super corazzata.
Il calendario ora propone due sfide impossibili a Roma e Milan, prima del tritticon infernale con Lecce, Fiorentina e Parma che deciderà gran parte del nostro destino. Arrivarci con altre due sconfitte sarebbe devastante, ma obiettivamente, come può questa squadra dare quantomeno l'ìllusione di potersela giocare con giallorossi e rossoneri?
Nicola ha ragione però su un punto: il campionato non è finito. Mancano ancora tredici giornate e la zona salvezza è un groviglio inestricabile. Ma è proprio per questo che ogni scontro diretto andrebbe aggredito con ambizione, non semplicemente gestito. Un punto contro il Genoa non è un passo avanti: è uno stallo. E nella lotta per non retrocedere, chi si ferma rischia di perdere il treno.
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