La Cremonese si è presentata agli ultimi due appuntamenti decisivi della stagione in una condizione che definire complicata è riduttivo. Un’emergenza annunciata, prevedibile, e soprattutto evitabile. Affrontare scontri diretti di tale peso con una rosa ridotta all’osso non può essere liquidato come una semplice fatalità: è il risultato di scelte – o di mancate scelte – maturate nel corso delle ultime settimane.

Già dalla fine di dicembre il quadro era chiaro. Le criticità dell’organico erano sotto gli occhi di tutti, così come le richieste di alcuni giocatori scontenti e desiderosi di cambiare aria. Il rischio di arrivare corti numericamente, in particolare in determinati reparti, era noto. Eppure, a poco più di una settimana dalla chiusura del calciomercato, il tabellone degli acquisti è ancora fermo allo zero.

Una situazione che pesa come un macigno, soprattutto se si considera che le partite affrontate di recente avevano un valore specifico enorme nella corsa salvezza. Invece di presentarsi con nuove energie e soluzioni, la Cremonese si è trovata a fare i conti con assenze, rotazioni limitate e alternative quasi inesistenti, costringendo lo staff tecnico a spremere fino all’ultima goccia chi era disponibile.

Il paradosso è che il nome più vicino alla chiusura, quello di Luca Marianucci, andrebbe a rinforzare un reparto che, almeno dal punto di vista numerico, non rappresenta l’emergenza principale. Un’operazione che rischia di apparire poco coerente con le reali necessità della squadra, mentre altre zone del campo continuano a essere scoperte e in difficoltà.

Il tempo, intanto, scorre veloce. Ogni giorno che passa senza innesti aumenta la pressione su un gruppo già messo a dura prova dal momento negativo e da un calendario poco indulgente. In una lotta salvezza così serrata, farsi trovare impreparati equivale a concedere un vantaggio enorme alle concorrenti.

Ora non è più il momento delle attese o delle mezze misure. La Cremonese ha bisogno di interventi immediati, mirati e funzionali. Perché continuare a rimandare significa trasformare una situazione gestibile in un’emergenza strutturale, con il rischio concreto di compromettere l’intera stagione proprio nel momento decisivo.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 27 gennaio 2026 alle 13:00
Autore: Redazione TuttoCremonese
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