La sconfitta per 2-1 maturata ieri sera alla New Balance Arena di Bergamo contro l'Atalanta certifica l'ennesimo passo falso di una Cremonese in evidente difficoltà. Nelle ultime dieci partite, i grigiorossi hanno collezionato appena tre punti, frutto di altrettanti pareggi, a fronte di sette sconfitte che testimoniano un momento di profonda crisi.
L'ultimo successo risale ormai a due mesi fa, quel 2-0 casalingo contro il Lecce del 7 dicembre, dopo il quale la squadra di Davide Nicola non è più riuscita a centrare i tre punti. La striscia negativa, partita dalla quindicesima giornata, ha cancellato il margine di sicurezza costruito nella prima parte di campionato e riavvicinato pericolosamente i grigiorossi alla zona calda della classifica.
I numeri di una crisi evidente
Le statistiche raccontano senza sconti la dimensione della crisi. In queste dieci partite, la Cremonese ha subito 16 reti e ne ha realizzate soltanto 3, tra cui quella inutile di Thorsby al 94' contro l'Atalanta che ha solo addolcito il punteggio finale.
Ancora più preoccupante il dato relativo all'astinenza dal gol: prima della rete del norvegese, i grigiorossi non trovavano la via della rete da ben 421 minuti, con l'ultima segnatura datata 8 gennaio, quando Jamie Vardy aveva firmato il momentaneo 2-0 contro il Cagliari.
Nell'anno solare 2026, la Cremonese è la squadra che ha segnato meno gol in Serie A: appena tre reti, una meno del Lecce, un dato che evidenzia le difficoltà offensive di una formazione che ha perso smalto e incisività nelle ultime settimane.
La classifica si fa pericolosa
Il ko di Bergamo lascia la Cremonese al sedicesimo posto con 23 punti, praticamente ferma ai valori della prima parte di campionato. Ma è il distacco dalla zona retrocessione a destare le maggiori preoccupazioni: il margine è ora di soli cinque punti dalla Fiorentina ma con il Lecce che ormai dista solo due lunghezze.
Un vantaggio che, se a gennaio poteva sembrare rassicurante, ora appare decisamente ridotto considerando il trend negativo della squadra. La Cremonese rischia di essere risucchiata in una lotta salvezza che sembrava ormai alle spalle, soprattutto se non dovesse invertire rapidamente la rotta.
Il rendimento casalingo è particolarmente deficitario con soli 11 punti conquistati tra le mura amiche, laddove solitamente le squadre costruiscono le proprie fortune.
Un attacco sterile e una difesa fragile
La fase offensiva rappresenta il nodo principale da sciogliere. La Cremonese non vince da dieci gare consecutive in campionato e in questo arco di tempo ha trovato la rete solo in un'occasione, il pareggio 2-2 contro il Cagliari fino al gol di ieri sera.
Ma anche la fase difensiva non è esente da responsabilità: nelle ultime dieci partite, la retroguardia ha incassato 16 reti, una media di 1,6 gol a partita che certifica evidenti problemi di tenuta. Se prima la difesa era il perno sul quale costruire le proprie fortune e colmare le mancanze dell'attacco, ad oggi pare proprio che il muro sia crollato.
Atteggiamento da cambiare
L'atteggiamento attendista nella prima parte di stagione ha indubbiamente pagato: la Cremonese ha sempre cercato di rimanere attaccata alle partite per poi colpire non appena gli avversari mollavano leggermente il colpo. Questo era possibile sfruttando una condizione fisica che spesso e volentieri risultava migliore rispetto agli opponenti di giornata, ma la situazione appare decisamente cambiata, ed anzi sembra che sia la Cremo a pagare dazio dal punto di vista fisico.
Gli avversari conoscono il pericolo, partono aggredendo forte i grigiorossi spesso e volentieri trovando la rete entro i primi 20 minuti di gioco, altro dettaglio da non sottovalutare, e poi chiudono la partita entro l'ora di gioco al massimo, anche al netto di reazioni di orgoglio della squadra nel finale come ieri, che però appaiono tardive e più frutto del lassismo avversario che di meriti propri.
Probabilmente c'è anche da prendere coscienza della necessità di cambiare approccio tattico alle partite anche se Nicola non è certo allenatore famoso per le sue variazioni tattiche.
Le prossime sfide: calendario in salita
Il calendario non concede tregua e anzi presenta un febbraio e un marzo potenzialmente decisivi per le sorti stagionali della Cremonese. Domenica 15 febbraio arriva allo Zini il Genoa, una vera e propria sfida salvezza contro una squadra rinnovata dalla cura De Rossi e con una classifica pari a quella grigiorossa.
Si tratta di uno scontro diretto da non sbagliare assolutamente, considerato che le successive trasferte di Roma (22 febbraio) e Lecce (8 marzo) si preannunciano quanto mai complicate. In mezzo, l'1 marzo, altra gara casalinga contro il Milan, formazione decisamente superiore sulla carta.
Il rischio concreto è arrivare a fine febbraio con pochi punti in più e con il fiato sul collo delle inseguitrici, in una condizione psicofisica precaria che renderebbe ancora più difficile affrontare un marzo cruciale, dove si deciderà gran parte del destino della Cremonese.
La fiducia di Nicola e i rinforzi del mercato
Nonostante il momento complicato, Davide Nicola cerca di trasmettere fiducia e ottimismo. Il tecnico grigiorosso ha sottolineato più volte l'importanza dell'atteggiamento e della compattezza del gruppo, elementi che non devono venire meno proprio nel momento più difficile della stagione.
I rinforzi arrivati dal mercato di gennaio – Milan Djuric, Morten Thorsby, Sebastiano Luperto e Youssef Maleh – rappresentano un'iniezione di qualità ed esperienza che potrebbe rivelarsi decisiva. Thorsby ha già lasciato il segno con il gol contro l'Atalanta, mentre Luperto ha fornito solidità alla difesa.
Djuric può garantire peso e presenza in area di rigore, caratteristiche che sono mancate nelle ultime settimane.
Ora tocca a Nicola trovare la chiave per invertire la tendenza e riportare la Cremonese su binari più tranquilli prima che la situazione diventi davvero critica. Gli alibi e le scuse sono decisamente finiti.
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