Quattro punti in undici giornate. Una sola vittoria dal 7 dicembre. Quattro sconfitte nelle ultime cinque partite. Il 3-0 dell'Olimpico contro la Roma è soltanto l'ultimo capitolo di una storia che si sta facendo sempre più preoccupante. La Cremonese di Davide Nicola resta ferma a quota 24 punti, gli stessi del Lecce, e il margine sulla zona retrocessione si assottiglia di settimana in settimana. Sarebbe disonesto, nei confronti di chi segue questa squadra con passione e fedeltà, non guardare la realtà in faccia.
Antonio Gramsci, il filosofo sardo che dalla prigione seppe trasformare la propria condizione in lucidità di pensiero, ci ha lasciato una massima che, a distanza di quasi un secolo, risuona con sorprendente attualità anche in contesti lontani dalla politica: pessimismo della ragione, ottimismo della volontà. Ovvero: vedere le cose per quello che sono, senza illusioni, ma non rinunciare mai alla capacità di agire, di reagire, di costruire. È esattamente da questa dialettica che i tifosi grigiorossi devono ripartire.
La ragione, in questo momento, non consente sconti. La Cremonese ha subìto la bellezza di 36 gol in 26 giornate, mostrando la tendenza a incassare più reti nella prima frazione di gioco rispetto a qualsiasi altra squadra del campionato. All'Olimpico, i grigiorossi hanno prodotto appena due tiri nello specchio della porta, segnale di una sterilità offensiva che si intreccia con una fragilità difensiva allarmante. Federico Bonazzoli non riesce a segnare da 18 tentativi in questo 2026, e la squadra appare prigioniera di un blocco mentale oltre che tattico.
La ragione dice anche un'altra cosa scomoda: c'è un divario reale di qualità tra la Cremonese e buona parte delle squadre di media classifica di questo campionato. Lo ha ammesso con onestà lo stesso Nicola al termine della partita: "Dobbiamo riconoscere: c'è divario tra noi e loro." Non è una resa, è una presa d'atto. E proprio da lì bisogna ripartire.
Ma se la ragione analizza, la volontà costruisce. E qui la prospettiva cambia. Questa Cremonese ha dimostrato, nella prima parte di stagione, di poter essere competitiva in Serie A. La partenza straordinaria, il gioco propositivo, i punti conquistati contro avversari di rango: tutto questo non è svanito. È sepolto sotto il peso di un momento difficile, ma non è perduto.
L'ultimo successo risale al 7 dicembre, quando le reti di Bonazzoli e Sanabria stesero il Lecce allo Zini: quella squadra esiste ancora, e ha il dovere di tornare in campo. Mancano dodici partite al termine del campionato, dodici finali in cui ogni punto può fare la differenza. La zona retrocessione è a portata di mano, ma anche la salvezza lo è.
La volontà richiede unità. Richiede che la curva non si stacchi dalla squadra proprio nel momento più buio, che la città non trasformi la delusione in abbandono. Richiede che il gruppo tecnico e dirigenziale non si chiuda a riccio, ma sappia ascoltare il campanello d'allarme senza cedere al panico.
Siamo a un bivio. Non è catastrofismo, è lucidità. Le prossime settimane diranno che Cremonese siamo: quella capace di reazione, o quella che si lascia travolgere. Gramsci scriveva dal carcere, privato della libertà ma non della mente. Noi abbiamo ben altro: abbiamo uno stadio, una storia, una comunità. Usiamoli.
Il pessimismo della ragione ci dice che la situazione è seria e che non bastano le buone intenzioni. L'ottimismo della volontà ci dice che dodici partite sono ancora tante, che un gruppo unito può ribaltare qualsiasi inerzia, e che questa maglia ha già visto stagioni ben più difficili di questa. Sta alla Cremonese scegliere quale delle due voci ascoltare o meglio ancora, saperle tenere insieme entrambe.
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