Diciamolo subito e senza equivoci: la Cremonese non è in zona retrocessione per colpa degli arbitri. Quattordici partite senza vittoria, un attacco che nel 2026 ha segnato appena tre gol, una difesa che balla sui calci piazzati, una squadra che sembra aver perso la bussola tattica e mentale.
Questi sono i veri problemi, e nessun fischietto li ha creati. Detto ciò, sarebbe disonesto ignorare un filo conduttore che si ripete con una certa frequenza in questo campionato grigiorosso: episodi arbitrali controversi, quasi sempre a sfavore, in partite che potevano e dovevano essere giocate con ben altri presupposti.
Il caso Lecce: Giacchetta tuona, il ds non ha torto
L'episodio più recente è quello di ieri al Via del Mare. Al 95', con la Cremonese in affanno ma ancora in partita, Antonio Sanabria finisce a terra in area dopo un contatto con Jean. Sozza lascia correre, il VAR non interviene. Le immagini lasciano più di un dubbio: il contatto c'è, il braccio del difensore leccese sembra colpire l'attaccante grigiorosso in maniera lieve, ma il contatto con il piede di appoggio avviene con una certa evidenza. Non è una simulazione, è un fallo che in molte altre occasioni stagionali è stato sanzionato con il rigore.
Il direttore sportivo Simone Giacchetta non ha usato giri di parole nel post-partita: «Non stiamo qui a commentare la gara dal punto di vista tattico, ma questa è già la seconda volta che succede. Rivendico l'episodio e rivendico una giustizia e un rispetto che la Cremonese non ha avuto». Parole dure, che vanno lette nel contesto di una partita-salvezza persa per un gol di scarto, con un punto che avrebbe significato agganciare il Lecce in classifica.
Il precedente di Torino: il braccio che nessuno ha visto
L'altra spina nel fianco è quella del 15° turno, in Torino–Cremonese terminata 1-0. Nei secondi finali, su una punizione grigiorossa dalla trequarti, Simeone intercetta la sfera con un braccio vistosamente allargato prima di spazzare l'area. L'arbitro Marinelli effettua un lungo check col VAR, poi decide di non andare nemmeno al monitor e manda tutti negli spogliatoi.
La moviola è stata netta nel giudizio: errore grave, braccio largo e non coordinato, posizione che aumentava il volume corporeo in modo evidente. Di fronte a Simeone non c'era nessuno, il campo era aperto: se quel rigore fosse stato assegnato, la Cremonese avrebbe avuto la possibilità di pareggiare e muovere la classifica in un momento della stagione in cui ogni punto valeva doppio.
Il quadro d'insieme: episodi favorevoli e sfavorevoli
Per correttezza, il bilancio complessivo va guardato nella sua interezza. In Juventus–Cremonese di gennaio, conclusa 5-0, Bianchetti ha visto annullare un gol su calcio d'angolo per un tocco di mano che, a rivedere le immagini, era quantomeno dubbio; anche un gol di David è stato cancellato per fuorigioco. Nella stessa partita, tuttavia, il rigore assegnato alla Juventus per il braccio di Baschirotto era difficilmente contestabile secondo l'esperto arbitrale Luca Marelli.
In Cremonese-Milan del 1° marzo, il contatto Luperto-Fullkrug su cui Allegri ha protestato con veemenza è stato ritenuto da Marelli non sufficiente per il rigore, anche se la trattenuta del difensore grigiorosso era «più prolungata». Nella stessa partita, la simulazione di Saelemaekers non è stata punita, graziando il belga dalla squalifica in vista del derby. Un episodio favorevole alla Cremonese, su cui però nessuno si è soffermato.
Errori che pesano più degli altri
Il punto non è costruire un teorema del complotto, ma riconoscere che non tutti gli errori hanno lo stesso peso specifico. Un rigore non dato a una grande quando è già avanti 3-0 è ben diverso da un rigore non dato in un pareggio salvezza al minuto 95. Un braccio non visto a Torino quando si è sullo 0-1 nei secondi finali vale punti potenziali.
È questa la differenza che la Cremonese ha il diritto di sottolineare, senza per questo trasformare la questione arbitrale nel capro espiatorio di una stagione che ha avuto altri e ben più pesanti responsabili. Il campo resta il giudice supremo. Ma il campo, ogni tanto, ha bisogno di essere aiutato a essere giusto.
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