Non è stato l'unico fattore ma ha comunque avuto il suo peso. Nella discesa di un gradino della Cremonese ha inciso anche la sua sostanziale incapacità a fare valere come fattore aggiunto il fatto di giocare al Giovanni Zini che, punti alla mano, gli si è rivelato più nemico che alleato. Se una squadra riesce a conquistare più punti lontano dal campo amico che non quando ci gioca, evidentemente, un problema si pone. Eccesso di pressione? Chissè, forse, ma di per sè non è sufficiente a ergersi come fattore giustificativo, tantomeno come fattore primario, perchè la tifoseria ha i suoi desiderata e diritti da fare valere legittimanente. E ora li dovrà fare valere in cadetteria cercando di spingere la squadra verso una subitanea risalita.
I numeri interni
Sia pur in un sostanziale permanere dell'esiguità del bottino, la Cremonese ha saputo farsi amico lo Zini in termini di risultati meglio nella fase ascendente che in quella discendente del campionato. Nelle prima diciannove giornate sono arrivati dieci punti, nelle altre diciannove soltanto sei. Totale, sedici.. In trasferta ne sono invece arrivati diciotto. Che, per carità, servono pure loro ma non sono stati adeguatamente controbilanciati, per non dire sorpassati, da quelli accumulati in casa dove esprimersi con il favore del pubblico dovrebbe essere una sorta di dodicesimo uomo in campo e, dunque, una carta vincente. Giusto per farsi un'idea delle cause dell'accaduto per pura accademia perchè tanto la serie B è ormai una realtà, ci si potrà poi domandare per quale motivo lo Zini non sia stato spremuto come lo si sarebbe dovuto spremere.
Il confronto con il Lecce
Anche il Lecce, che ha spedito i grigiorossi in B soffiandogli la quartultima piazza, non ha numeri altisonanti nella carta d'identità del suo campionato considerando il suo rendimento allo stadio di via del Mare. Undici punti all'andata, altrettanti al ritorno. Ma, dei trentotto punti accumulati, ne ha conquistati ventidue in casa contro sedici in trasferta. Insomma, ha saputo prendere per mano il fattore campo e farselo complice, e le salvezze, è persino superfluo affermarlo, passano anche da questo punto.
Il confronto in termini di reti
Poco consola, adesso che la temuta retrocessione è scolpita nella pietra di un campionato da poco tramontato, pensare che la Cremonese, sul piano delle reti casalinghe, si sia fatta valere più del Lecce con diciotto reti contro tredici. Il sorriso si dilegua subito guardando al bilancio delle reti interne subite con i grigiorossi a quota 30 e i salentini a quota 22. Ambedue, comunque, hanno subito più in casa che in trasferta. Ma non esiste, nel caso di specie, il concetto del mal comune mezzo gaudio. Perché, come si è visto, il gaudio se lo è portato a casa tutto il sodalizio giallorosso.
Colpe?
Una domanda, a cui non vi sarà risposta, se la aggiudica per distacco su tutte: se Marco Giampaolo fosse stato chiamato prima e non a discorso ormai quasi compromesso lo spartito sarebbe stato diverso? E, specularmente, con la permanenza di Davide Nicola l'epilogo sarebbe stato il medesimo o la Cremonese a quest'ora sarebbe a godersi ancora il sole della serie A? Chissà. E' però certo che lo scarso rendimento interno, fattore di profonda incidenza sulla discesa di un gradino della squadra dalla scala della gerarchia calcistica di tricolor vestita, non si possa imputare, almeno in via esclusiva, nè all'uno nè all'altro. E una conclusione è alttettanto certa quanto ovvia: per cercare di risalire subito, la Cremonese dovrà "fare pace" con lo Zini. Si intende, in termini di capacità di rendere.
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