Arriva Botturi. E con lui, inevitabilmente, arriva anche la domanda che in tanti si fanno in queste ore: che Cremonese sarà quella della prossima Serie B?
È giusto parlarne con franchezza, senza nascondersi dietro sentimenti di facciata. La retrocessione brucia ancora, e il timore che si vada verso un ridimensionamento è comprensibile, legittimo, persino razionale. Perché quando una squadra scende di categoria, la logica del mercato vuole che si riduca il budget, che si cedano i profili più costosi, che si riparta in qualche modo da zero. È quasi un copione scritto, che il calcio italiano conosce a memoria.
Ma forse vale la pena fermarsi un attimo prima di rassegnarsi a questo scenario.
Va detto che la piazza, nelle settimane di attesa, si era fatta un'idea diversa di chi avrebbe dovuto raccogliere l'eredità di Giacchetta. I nomi circolati — da Davide Vagnati, con alle spalle anni al Torino in Serie A, a Ciro Polito, figura navigata della cadetteria, fino a Guido Angelozzi, uno dei direttori sportivi più chiacchierati degli ultimi anni — evocavano profili di altro spessore, almeno in termini di visibilità e curriculum.
Botturi, per quanto stimato dagli addetti ai lavori, non appartiene a quella categoria di dirigenti immediatamente riconoscibili dal grande pubblico. Ed è comprensibile che una parte del tifo grigiorosso abbia accolto la notizia con qualche perplessità. In questo momento l'entusiasmo è al minimo storico, inutile far finta del contrario. Serviva forse una scintilla per rianimare la piazza, e questa scintilla non sarà almeno per ora il DS, ma c'è tempo per ritornare a far battere i cuori.
Christian Botturi non è però un direttore sportivo qualunque, e la sua storia lo dimostra senza bisogno di grandi discorsi. A Mantova ha fatto qualcosa di straordinario: ha preso una squadra retrocessa sul campo in Serie D — riammessa in C — e l'ha trasformata in una macchina da guerra capace di dominare il girone A e conquistare la Serie B dopo 14 anni di attesa, con diverse giornate d'anticipo.
Lo ha fatto lavorando bene, lavorando sui giovani, costruendo un gruppo coeso e funzionale. Non con un budget da top club, ma con intelligenza, visione e capacità di lettura del mercato.
Ecco, questo è il punto. Ridimensionamento non deve necessariamente significare mediocrità.
Significa, semmai, che le risorse vanno usate meglio. E che forse — dopo anni di mercati costruiti sull'esperienza ad ogni costo, su profili onerosi che non hanno prodotto il valore atteso — potrebbe essere proprio questo il momento per impostare un ciclo diverso, più sostenibile, con un'identità più riconoscibile.
La Serie B che si prospetta è affollata e competitiva, con piazze importanti come Sampdoria, Palermo, Hellas Verona e Pisa. Non sarà una passeggiata.
Ma la Cremonese ci arriva con una storia e un peso specifico che poche altre squadre del lotto possono vantare. Certo, molto dipenderà dalla scelta dell'allenatore, dal tipo di mercato che si imbroccherà, dalla volontà della proprietà di investire con criterio. Ma rassegnarsi in partenza sarebbe un errore, oltre che un torto a chi — come Botturi — si appresta ad affrontare questa sfida con tutto l'impegno del caso.
La speranza è che questa volta si costruisca qualcosa di solido, non solo per una stagione. Che si smetta di ragionare di anno in anno e si cominci a pensare a un progetto vero. Botturi, per quanto visto in carriera, sembra l'uomo giusto per provarci. Diamogli fiducia, e aspettiamo di giudicarlo dai fatti.
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