C'è un momento, in ogni stagione disgraziata, in cui smetti di sperare che le cose migliorino da sole e capisci che probabilmente non migliorerà niente. Per la Cremonese quel momento è arrivato ieri sera, al 92' di una partita che stava quasi vincendo, con un tiro a giro di Noslin che si è infilato sotto la traversa come a voler chiudere in modo definitivo un discorso già abbastanza chiaro.

La cosa più straziante non è la sconfitta in sé. È il modo. Perché i grigiorossi erano in vantaggio, stavano reggendo, avevano anche sfiorato il raddoppio con Bondo. C'era una partita da portare a casa, e la Cremonese l'aveva quasi in tasca. Poi è bastato un cambio della Lazio, due accelerazioni, e il mondo si è ribaltato. Di nuovo. Come sempre.

Giampaolo l'ha chiamata una sconfitta folle. Ha detto che bisogna entrare nella testa dei ragazzi. Parole giuste, probabilmente sincere, ma che a questo punto della stagione suonano come la diagnosi di un medico che spiega cosa è andato storto mentre il paziente è già in barella. Il problema della Cremonese non è mai stato difficile da identificare: questa squadra non riesce a gestire la pressione quando la posta in gioco è quella che è. Lo ha dimostrato partita dopo partita, da dicembre in poi, in un calvario che ha prodotto una sola vittoria in quasi cinque mesi.

Adesso la classifica dice 28 punti, quattro di distanza dal Lecce, tre giornate alla fine. Sulla carta il calendario è trattabile: Pisa retrocessa, Udinese e Como senza obiettivi (si spera). Ma questa Cremonese ha già dimostrato di non ragionare sulla carta. Ha dimostrato di poter perdere contro chiunque, in qualsiasi momento, anche quando sarebbe bastato non perdere.

Perchè una squadra che ha a cuore la salvezza contro il Torino e la Lazio visti allo Zini porta a casa se non 6, almeno 4 punti in carrozza, e invece niente, un misero punto che non serve sostanzialmente a nulla.

Nel frattempo il Genoa ha festeggiato la salvezza matematica guardando la partita da casa. Fiorentina e Cagliari sono virtualmente fuori dalla zona pericolo. La zona rossa si è svuotata, e ci sono rimasti i grigiorossi, quasi soli, a fare i conti con una situazione che definire difficile sarebbe un eufemismo.

Domenica contro il Pisa è già una finale. Perderla o pareggiarla significherebbe chiudere ogni discorso in anticipo, consegnare la retrocessione con due giornate di anticipo, tornare in Serie B dopo una sola stagione nel massimo campionato. Vincerla terrebbe in vita qualcosa, tecnicamente. Ma anche in quel caso bisognerebbe sperare che il Lecce inciampi, e che inciampi più di una volta.

La verità è che la Cremonese si trova in quel posto scomodo in cui non basta più fare bene, bisogna fare tutto perfetto e aspettare che gli altri facciano male. È la condizione peggiore per una squadra fragile come questa, che ha già dimostrato di non sapere gestire nemmeno i momenti in cui le cose sembravano andare nella direzione giusta.

Una squadra che ha vinto una partita in 5 mesi dovrà ora vincerne 3 di fila, e potrebbe anche non bastare.

Un passo dal baratro, dicevamo. Anzi, qualcosa di più.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 05 maggio 2026 alle 12:00
Autore: Davide Furini
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