La prima Cremonese di Fabio Pecchia ha dato una sensazione piuttosto chiara: per cambiare una squadra non è sempre necessario cambiare modulo. Nel 3-1 contro il Padova del 6 settembre, il tecnico ha confermato il 4-2-3-1, ma ne ha modificato profondamente principi, ritmo e interpretazione.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del Pecchia-bis. La disposizione di base è rimasta riconoscibile, ma la Cremonese è apparsa molto più aggressiva, verticale e libera negli ultimi trenta metri.

In altre parole: stesso vestito tattico, squadra completamente diversa.

Cremonese, il 4-2-3-1 resta il punto di partenza

Contro il Padova Pecchia ha schierato Agazzi in porta, Vogliacco, Bianchetti, Luperto e Rocchetti in difesa, Gerli e Pontisso davanti alla retroguardia, con Licina, Berti e Vandeputte alle spalle di Bonazzoli.

Sulla carta un 4-2-3-1 abbastanza tradizionale.

La differenza si è vista però quando la Cremonese ha avuto il pallone.

Licina non è rimasto inchiodato sulla fascia, Berti ha cercato continuamente gli spazi tra le linee e Vandeputte ha avuto libertà di muoversi partendo da sinistra. Anche Bonazzoli ha interpretato il ruolo di prima punta senza limitarsi a occupare l'area.

Questa mobilità ha reso la manovra molto meno prevedibile.

Pecchia chiede subito intensità

Il dato più evidente della partita contro il Padova è stato l'approccio.

La Cremonese è passata in vantaggio dopo meno di un minuto con Bonazzoli e al 5' aveva già trovato il 2-0 grazie a Licina.

Non si è trattato soltanto di una partenza fortunata.

La squadra ha cercato immediatamente di aggredire la gara, aumentando il ritmo e portando diversi uomini nella metà campo avversaria.

Lo stesso Pecchia nel dopogara ha evidenziato come il primo tempo sia stato caratterizzato da intensità, qualità e quantità, pur sottolineando la necessità di imparare a gestire alcuni momenti senza forzare sempre la giocata.

È probabilmente questo il primo principio della nuova Cremonese: provare a comandare la partita invece di aspettarla.

Gerli e Pontisso diventano il motore della squadra

Il lavoro dei due mediani è fondamentale per permettere ai quattro giocatori offensivi di esprimersi.

Gerli e Pontisso hanno il compito di dare equilibrio, ma anche di accelerare la circolazione del pallone e trovare rapidamente i trequartisti.

Nel 4-2-3-1 di Pecchia il doppio mediano non deve limitarsi a proteggere la difesa.

Deve permettere alla squadra di restare corta e sostenere l'azione offensiva, evitando che si crei troppo spazio tra i reparti.

Se questo meccanismo funziona, Licina, Berti e Vandeputte possono ricevere molto più vicino alla porta avversaria.

Ed è proprio lì che la Cremonese può diventare devastante.

Libertà totale sulla trequarti

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda proprio i tre giocatori alle spalle della punta.

Pecchia sembra voler evitare posizioni troppo rigide.

Licina può accentrarsi, Berti può abbassarsi o inserirsi, mentre Vandeputte può partire largo e diventare un rifinitore.

Contro il Padova questa libertà ha prodotto immediatamente risultati.

L'azione dell'1-0 è emblematica: Vandeputte ha crossato da sinistra, Licina ha attaccato il secondo palo e ha servito Bonazzoli al centro. Tre giocatori offensivi coinvolti nella stessa azione e posizioni tutt'altro che statiche.

È il tipo di calcio che Pecchia vuole sviluppare: movimento continuo per togliere riferimenti agli avversari.

Bonazzoli cambia funzione

Anche l'utilizzo di Federico Bonazzoli da prima punta rappresenta una modifica importante.

Il giocatore stesso ha confermato dopo la partita di aver agito maggiormente da centravanti e di essere disponibile a interpretare il ruolo richiesto dal tecnico.

La sua funzione, però, non è soltanto quella di finalizzare.

Bonazzoli può venire incontro, dialogare con i trequartisti e successivamente attaccare l'area. In questo modo permette alla Cremonese di avere un riferimento tecnico e non soltanto fisico davanti.

La doppietta contro il Padova, che gli è valsa anche il riconoscimento di Player of the Week della terza giornata di Serie B, ha rappresentato la dimostrazione più evidente dell'efficacia di questa soluzione.

Recupero palla e verticalizzazione: la Cremonese vuole accelerare

Un altro principio importante riguarda la transizione.

La Cremonese vista contro il Padova ha cercato più volte di trasformare rapidamente un recupero in un'azione offensiva.

Nel finale, per esempio, Berti ha recuperato palloni sulla trequarti e cercato immediatamente la verticalizzazione per Thorsby.

È un dettaglio che racconta la filosofia del tecnico.

Pecchia non vuole necessariamente un possesso lento e prolungato. La squadra deve sapere riconoscere quando consolidare il pallone e quando invece accelerare immediatamente.

Con giocatori tecnici e rapidi sulla trequarti, questa capacità può diventare un'arma determinante.

Pecchia vuole una squadra coraggiosa

Il vero cambiamento potrebbe però essere soprattutto mentale.

Dopo un avvio di campionato complicato, la Cremonese aveva bisogno di ritrovare fiducia.

Pecchia, arrivato soltanto pochi giorni prima della partita, ha spiegato di aver cercato soprattutto di portare il proprio modo di essere, sottolineando come i giocatori abbiano risposto con grande disponibilità.

Il concetto fondamentale è quello del divertimento attraverso il gioco.

Una squadra che gioca con entusiasmo tende ad assumersi più responsabilità, tenta maggiormente la giocata e affronta le difficoltà con un atteggiamento diverso.

Contro il Padova questo cambiamento è stato evidente.

Il rischio: non trasformare l'intensità in frenesia

Naturalmente esiste anche un aspetto da migliorare.

Pecchia lo ha ammesso chiaramente dopo la partita: in alcuni momenti del primo tempo la Cremonese ha continuato ad accelerare anche quando sarebbe stato preferibile controllare maggiormente il possesso.

Il gol del Padova arrivato nel recupero della prima frazione è stato un piccolo campanello d'allarme.

Essere aggressivi non significa giocare sempre alla massima velocità.

Il salto di qualità arriverà quando la Cremonese riuscirà a scegliere quando accelerare e quando addormentare la partita.

Ed è probabilmente questo uno dei principali aspetti sui quali Pecchia lavorerà nelle prossime settimane.

La forza della nuova Cremonese è nelle alternative

Il tecnico dispone inoltre di numerose possibilità per modificare la squadra senza necessariamente cambiare sistema.

Contro il Padova sono entrati Nasti, Thorsby, Elia, Fellipe Jack e Collocolo, mentre tra i convocati figuravano anche Baschirotto, De Luca e Djuric.

Significa che il 4-2-3-1 può assumere caratteristiche completamente differenti.

Con Djuric può diventare più fisico. Con Nasti può aumentare la profondità. Con Thorsby può guadagnare centimetri e inserimenti. Con Collocolo può aumentare dinamismo e pressione.

Il modulo resta lo stesso, ma gli interpreti possono modificarne radicalmente il comportamento.

Pecchia ha già dato un'identità alla Cremonese?

Dopo una sola partita sarebbe prematuro parlare di trasformazione definitiva.

Il 3-1 sul Padova, però, ha fornito indicazioni molto più profonde del semplice risultato.

La Cremonese ha mostrato aggressività, verticalità, mobilità sulla trequarti e voglia di prendere il controllo della partita.

Pecchia non ha avuto bisogno di cancellare quanto fatto in precedenza e partire da zero.

Ha preso un sistema già conosciuto dalla squadra e ha cercato di modificarne l'anima.

Ed è forse questa la grande differenza.

Il 4-2-3-1 della Cremonese è rimasto formalmente lo stesso, ma adesso viene interpretato con un'altra velocità e soprattutto con un'altra mentalità.

Se quanto visto contro il Padova troverà continuità nelle prossime giornate, allora l'effetto Pecchia non sarà stato soltanto una scossa emotiva: potrebbe essere l'inizio della vera identità tattica della Cremonese 2026-27.

Sezione: News / Data: Mer 09 settembre 2026 alle 12:00
Autore: Redazione TuttoCremonese
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