Mentre la Cremonese si prepara ad affrontare una delle partite più importanti della sua storia recente, una parte del giornalismo sportivo italiano ha scelto di trasformare la corsa salvezza in un palcoscenico per illazioni senza fondamento. Quanto sta accadendo attorno a Udinese-Cremonese va condannato senza attenuanti: non è giornalismo, è fango.

Tutto inizia da uno studio televisivo

La scintilla l'ha accesa Michele Criscitiello, direttore di Sportitalia, durante una diretta con Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce. Nel corso della trasmissione, Criscitiello ha indicato al suo interlocutore di "attenzionare" la sfida tra Udinese e Cremonese in programma alla 37ª giornata, sottolineando che, in caso di salvezza dei grigiorossi, sarebbe scattato l'obbligo di riscatto di Martín Payero per cinque milioni di euro.

Una frase pronunciata con una risata, un "non voglio pensare male" che vale più di mille accuse esplicite. Detto in parola semplice: l'Udinese potrebbe avere convenienza a lasciar vincere la Cremonese. Un'insinuazione lanciata in televisione, davanti a milioni di tifosi, senza una sola prova, senza un documento, senza niente.

La Gazzetta dello Sport amplifica il coro

Se ci si fosse fermati lì, il danno sarebbe stato già considerevole. Ma oggi, venerdì 15 maggio, la Gazzetta dello Sport ha rilanciato la vicenda sulle proprie pagine parlando di "sospetti" e titolando addirittura "il caso" in riferimento alla gara di domenica sera. Il giornale sportivo più letto d'Italia ha scelto di mettere in dubbio la regolarità di una partita di Serie A ancora da giocare, riprendendo le allusioni di Criscitiello senza nemmeno citarlo.

Una pagina che fa male, non solo ai tifosi grigiorossi, ma all'intera credibilità del giornalismo sportivo nazionale. Pubblicare sospetti su una gara imminente, senza elementi concreti, non è cronaca: è una sentenza emessa prima del fischio d'inizio.

Il meccanismo narrativo usato è quello più subdolo che esista: si prende un dato reale, in questo caso la clausola di riscatto obbligatorio legata alla salvezza della Cremonese, e lo si trasforma in un movente. Un obbligo contrattuale perfettamente lecito, presente in decine di operazioni di mercato ogni stagione in tutta Europa, viene presentato come la prova di un interesse oscuro.

Ragionando con questa logica, si potrebbe costruire un "caso" su qualsiasi partita del campionato: basta trovare un prestito, un'opzione, un accordo pregresso tra due club e il gioco è fatto. La macchina del fango si mette in moto da sola.

La società deve alzare la voce

Davanti a un attacco di questa portata, il silenzio non è una risposta sufficiente. La Cremonese ha il diritto e il dovere di difendersi pubblicamente, di chiedere conto a chi ha diffuso insinuazioni prive di qualsiasi fondamento su una gara ufficiale di Serie A. Ogni stagione, in ogni finale di campionato, qualcuno cerca di avvelenare il clima attorno alle squadre che lottano per salvarsi.

Ma questa volta il livello raggiunto è diverso: quando la testata più autorevole del giornalismo sportivo italiano mette in prima pagina la parola "sospetti" riferita a una partita ancora da disputare, si supera un limite che non dovrebbe essere superato.

Domenica sera, al Bluenergy Stadium di Udine, i grigiorossi scenderanno in campo per guadagnarsi la salvezza sul campo. Quella è l'unica verità che conta. Il resto è rumore di fondo, prodotto da chi non sopporta che una piccola grande squadra possa salvarsi a testa alta.

Noi siamo con la Cremonese. Sempre.

Sezione: Primo Piano / Data: Ven 15 maggio 2026 alle 15:53
Autore: Davide Furini
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