Trentasette presenze, due reti. Una foriera di tre punti ovvero l'1-0 rifilato al Sassuolo al Giovanni Zini a inizio stagione, l'altra apripista di una possibile, e poi non arrivata, vittoria con l'Udinese nella sfida terminata sempre 1-1 all'ombra del Torrazzo. Le premesse, per Filippo Terracciano, erano ottime, e per un certo periodo si sono anche mantenute tali. Poi, tra andata e ritorno, qualche meccanismo si è inceppato. E il Filippo incisivo e dal piglio difensivo sicuro della parte ascendente del campionato, pur con qualche scivolone,  ha lasciato lo spazio a un Filippo più incerto nel girone di ritorno. Tutto sommato, però, le luci sono superiori alle ombre, ma non avrà modo di confermarsi avendolo il Milan richiamato tra i suoi ranghi.

Le due stagioni di Terracciano 

La stagione di Terracciano, arrivato dal Milan con un pedigree di 23 presenze e con una gran voglia di mettere in mostra i suoi pezzi pregiati, si può articolare in tre fasi. Una prima  è legata alle partite d'esordio dei e con i grigiorossi dove ha modo di essere un perno della difesa e di conferire un certo ordine. Con il Sassuolo spara un acuto da applausi a scenaaperta   e per la prestazione e per la rete realizzata che ha poi portato la Cremonese a veleggiare verso i tre punti, nel girone d'andata lo si vede zoppicare soltanto con Como, Juventus. Roma, Bologna (forse la partita peggiore del suo campionato con la Cremonese) e Napoli. La seconda fase  lo vede invece procedere un po' a fasi alterne. Nelle prime uscite con Juventus e Sassuolo sembra essere un po' in stato confusionale e così con Inter e Atalanta. Terracciano sente forse molta pressione per le responsabilità di un reparto difensivo che non pare esattamente fare faville e non riesce a ritrovare la bussola. Dopo le sfide sottotono con Bologna e Cagliari al ritorno, con il Torino sembra darsi una scossa ma poi incappa in un'altra partita da dimenticare contro il Napoli. Se con Pisa e Udinese, a ifne stagione e con la squadra avviata ormai verso la cadetteria, cerca di lasciare un bel ricordo con due prestazioni di discreta fattura, con il Como incappa in un altro naufragio. 

E ora? 

Il bilancio della sua esperienza all'ombra del Torrazzo è quindi tra luci e ombre ma tutto sommato le prime vanno a urlare un po' più forte delle seconde. Certo avrebbe potuto fare meglio ma non sarebbe naturalmente lecito gettare la croce addosso esclusivamente a lui.  Avrebbe tanto voluto fare la differenza ma, alla fine, non è riuscito a farla. Il suo contributo, però, sembra averlo dato e non con un semplice inscatolamento nel reparto difensivo andando, vedi sopra, anche a comparire due volte nel tabellino dei marcatori ma cercando anche di fare il distributore di gioco, caratteristica che gli si è rivelata congeniale e che già Davide Nicola aveva intuito.  Certo, non gli si poteva chiedere per captatio benevolentiae di seguire la squadra in serie B se con il Milan ha l'opportunità di continuare a frequentare la massima serie, fermo restando che potrebbe essere dirottato altrove. Ma questo è affare dei rossoneri. Resta comunque a Cremona il ricordo di un difensore capace di spendersi con generosità per la causa pur con qualche defaillance che si sarebbe potuto risparmiare. Ma nessuno è perfetto. Nemmeno un calciatore.  

Sezione: News / Data: Lun 08 giugno 2026 alle 16:16
Autore: Cristiano Comelli
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