“Lo Zini è la mia seconda casa e lo trovo migliorato, sono cambiate tante cose da quando giocavo io. Ringrazierò sempre Cremona per quello che mi ha dato”. Andrea Tentoni, storico attaccante grigiorosso con oltre 40 gol all’attivo tra il 1992 e il 1996, ha fatto ritorno a Cremona per ritrovare vecchi amici e scoprire le strutture del club: tra l’emozione di stringere nuovamente tra le mani il Trofeo Anglo-Italiano di Wembley e il ritorno allo stadio “Zini”, il bomber ripercorre la sua avventura in grigiorosso e le emozioni vissute all’ombra del Torrazzo in un’intervista ai nostri microfoni.
Che effetto fa a ritornare allo Zini?
“Lo Zini è la mia seconda casa, quindi direi brividi, sensazioni fantastiche. Ritrovo uno stadio migliorato, è cambiato tutto da quando giocavo io, eppure è sempre un piacere tornare qui. Era da tempo che volevo passare da Cremona per rivedere le persone a cui sono legato e ritrovare gli ambienti che ho conosciuto. Questa è la mia seconda casa e senza dubbio è qui che ho vissuto il periodo calcisticamente più bello della mia vita. Ringrazierò sempre Cremona e la Cremonese per ciò che mi hanno dato e allo stesso tempo spero di aver lasciato qualcosa anche io”.
A distanza di tempo parli ancora di Cremona come la tua casa, quindi il rapporto con i tifosi grigiorossi è ancora saldissimo….
“Assolutamente sì. Sono loro che ci hanno sempre incoraggiato e sostenuto, e soprattutto quando si gioca per la Cremonese i tifosi sono fondamentali. Ci hanno spinto in tante battaglie, seguendoci in ogni parte del mondo: penso alla finale di Wembley, quando eravamo in pochi eppure sembrava fossimo tantissimi. Quando deve esserci il cremonese c’è sempre, e per questo posso solo ringraziare i tifosi”.
Qual è la prima immagine che associ a Cremona?
“Il campo di allenamento che ho vissuto un prima persona e soprattutto le persone che ho conosciuto, alle quali sono molto legato. Penso a coloro con cui ho passato del tempo piacevole, agli ambienti in cui andavo a mangiare. Cremona è sempre stata una seconda famiglia proprio per i rapporti che si sono creati con ristoratori, negozianti e non solo. Un clima fantastico reso tale dalle persone che mi hanno fatto stare bene”.
Arrivasti a Cremona nell’estate del 1992, all’alba di una stagione epica e storica per i colori grigiorossi. A volerti fortemente fu Gigi Simoni, che ricordo hai del mister?
“Penso che sia stata una figura fondamentale per me perché mi ha voluto, mi ha cercato e ha creduto in me sin dall’inizio. Ci siamo incontrati da avversari quando giocavo a Pesaro e lui allenava la Carrarese: quando mi ha chiamato per chiedermi se fossi interessato alla Cremonese era impossibile dire di no. Il mister è una persona a modo e aveva la splendida dote di aiutare i calciatori a tirare fuori il meglio di sé, che è una delle capacità più importanti. Per esempio, a me diceva sempre di stare in avanti e fare ciò che sapevo quando mi arrivava il pallone. Mi ha sempre messo nelle condizioni di rendere al meglio”.
Hai indossato la maglia grigiorossa per quattro stagioni e sei arrivato all’alba di una stagione che poi sarebbe diventata storica perla Cremo, ma l’inizio fu particolarmente complicato…
“Mister Simoni non si aspettava di iniziare con le sconfitte contro Perugia e Cesena. Ma la sua forza era anche quella di avere alle spalle una società super: Erminio Favalli era un secondo padre e grande conoscitore di calcio, e fu fondamentale nel rassicurare il mister spiegando che alcuni ragazzi avevano solo bisogno di ambientamento. Così fu, perché nella partita successiva vincemmo con il Padova con una mia doppietta e iniziò lo storico filotto di vittorie consecutive”.
Avreste mai pensato, in quell’anno, di vincere un trofeo in uno stadio monumentale come Wembley?
“Abbiamo affrontato il torneo Anglo-Italiano con grande serenità. Abbiamo fatto diverse trasferte in Inghilterra e per diversi ragazzi rappresentava l’occasione giusta per mettersi in evidenza. Con il passare del tempo ci siamo resi conto che c’erano le possibilità di raggiungere la finale e ci abbiamo creduto. Giocare a Wembley è il sogno di qualsiasi calciatore, io ho avuto la fortuna di vincere lì e addirittura segnare: più di così non potevo chiedere alla vita”.
A distanza di anni, cosa ti porti dentro di quell’esperienza?
“Mi rimase impresso l’ingresso di questo tempio del calcio, perché vedere uno stadio così mitico non capita tutti i giorni e non pensavo che ci avrei mai giocato. Anche le strutture erano molto all’avanguardia per il tempo. Ho vissuto sensazioni fantastiche”.
Dopo la vittoria di Wembley arriva anche la promozione in Serie A. La Cremonese torna in Serie A a distanza di pochi anni dall’ultima esperienza e vive un triennio fantastico, incredibile. Come quel gruppo trovò il salto dalla Serie B alla Serie A?
“Ho sempre detto che la nostra forza è sempre stato il gruppo. Era già affiatato al momento del mio arrivo e devo sottolineare la bravura dei senatori nel farci integrare e aiutarci ad entrare nella famiglia, oltre a darci conforto e consigli nei momenti di difficoltà. Tutt’oggi abbiamo una chat e ci sentiamo spesso, a dimostrazione del rapporto che si è creato nonostante ognuno poi abbia preso delle strade diverse. Penso he quel gruppo avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, perché ha sempre trovato le energie per superare i pochi momenti difficili che ci sono stati negli anni”.
All’esordio in Serie A ti presenti con 11 gol all’attivo. Nell’ultimo campionato saresti stato il migliore cannoniere italiano della Serie A…
“L’unico rammarico è di aver segnato quasi esclusivamente nel girone di andata. Penso che quello fosse un campionato molto più tecnico rispetto agli ultimi anni, con attaccanti super in ogni squadra: da Inzaghi, Signori e Del Piero a Chiesa, con cui ho giocato qui a Cremona. Il ritmo era inferiore rispetto ad oggi, ma penso che si cercassero giocatori più tecnici e meno fisici”.
C’è un gol al quale sei particolarmente legato?
“Sono legato ad ogni rete segnata, chiaramente il primo pensiero va a quello di Wembley. Ma nella mia mente sono ben impressi i derby che abbiamo fatto con il Piacenza e la mia doppietta nel 4-0. Più in generale, segnare allo Zini è sempre stato eccezionale e credo che la nostra sia una curva inimitabile. Ricordo con grande piacere tutti i gol fatti davanti ai tifosi grigiorossi”.
C’è un compagno al quale ti senti più legato?
“Direi con tutti, soprattutto con chi abitava qui. Penso a Giandebiaggi, Ferraroni, De Agostini, ma anche Verdelli e Florjancic”.
Qual è la tua più grande soddisfazione a livello calcistico delle quattro stagioni vissute a Cremona e qual è invece il tuo rimpianto?
“Tutto il percorso che ho fatto a Cremona è stato fantastico. L’unico rammarico è che purtroppo ho cominciato ad avere dei problemi fisici già negli ultimi anni qui e quello mi ha limitato nelle ultime stagioni, mi sarebbe piaciuto dare di più e fare di più, ma nella vita bisogna essere anche contenti di quello che uno ha fatto”.
Hai rivisto le fotografie di Wembley e ritrovato lo stadio Zini. Provi più nostalgia per il passato o orgoglio per aver fatto parte di questa storia?
“Entrambe le cose. Nostalgia sì, perché non nego che ogni tanto mi capita di riguardare ancora le nostre partite con grande piacere. Allo stesso tempo sono orgoglioso di aver fatto parte di questa famiglia”.
Con il cuore hai sempre detto di seguire la Cremonese, anche al giorno d’oggi. Cosa pensi del processo di crescita che sta vivendo la società in questi anni?
“Seguirò per sempre la Cremonese. Mi spiace per l’epilogo di questa stagione perché ho sperato fino all’ultimo che le cose potessero andare diversamente, ma resta il fatto che le strutture sono di primo livello e la proprietà ha investito tanto. Devo fare i complimenti al Presidente e a tutta la dirigenza per il lavoro che sta portando avanti, per una città come Cremona è fantastico poter competere a questo livello. Sempre forza Cremo!”.
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