La Cremonese deve trovare il modo di avvicinare la squadra a Federico Bonazzoli. Il pareggio contro la Virtus Entella ha evidenziato una difficoltà nella costruzione offensiva: tanto possesso orizzontale, pochi collegamenti efficaci e il centravanti spesso costretto ad aspettare palloni difficili da trasformare in occasioni.

Il malessere che ha condizionato il gruppo va considerato, ma sul piano tattico resta una domanda: come rendere la manovra più utile alla punta?

Bonazzoli isolato: il problema nasce prima dell’ultimo passaggio

Quando il pallone viaggia lentamente da una fascia all’altra, gli avversari possono sistemarsi e chiudere gli spazi. In queste condizioni, servire Bonazzoli non significa necessariamente metterlo nelle condizioni di incidere.

Anche il lancio dalla difesa perde efficacia se mancano compagni vicini per raccogliere una sponda o contendere la seconda palla. Il centravanti rischia così di affrontare più difensori senza un sostegno immediato.

Per cambiare ritmo servono passaggi accompagnati dai movimenti: un inserimento alle spalle della difesa, un compagno tra le linee, un esterno pronto ad attaccare l’area. La pericolosità dipende anche da ciò che accade intorno alla punta.

Le soluzioni per Pecchia: più sostegno e inserimenti

Avvicinare il trequartista a Bonazzoli può offrire una prima soluzione, creando combinazioni corte e riducendo la necessità di cercare sempre una giocata individuale.

Anche gli esterni possono contribuire alternando ampiezza e tagli interni. Quando il pallone arriva sul fondo, occupare l’area con più giocatori permette di distribuire l’attenzione dei difensori e aumentare le possibilità di conclusione.

Sono ipotesi di lavoro, da conciliare con l’equilibrio in fase di copertura. La sosta offre a Pecchia il tempo per intervenire su distanze e sincronismi: l’obiettivo è far ricevere Bonazzoli con più opzioni e meno avversari concentrati soltanto su di lui.

Sezione: News / Data: Ven 25 settembre 2026 alle 12:00
Autore: Redazione TuttoCremonese
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