Nel recupero interminabile del match, su un cross di Zerbin al 100′ Giovanni Simeone – il “Cholito” – tocca goffamente il pallone con il braccio. Secondo la cronaca, si tratta di un “fallo di mano in area di Simeone all’ultimo istante di gioco non ravvisato dall’arbitro e dal Var”. In pratica, il calcio di rigore richiesto dalla Cremonese sembra legittimo: il pallone termina sull’avambraccio dell’attaccante argentino, il cui braccio è tenuto ampiamente allargato in un movimento innaturale. Nonostante le proteste, il direttore di gara Livio Marinelli non ferma il gioco né richiama l’On Field Review dal monitor, e subito dopo fischia la fine, consegnando i tre punti al Toro. Dai grigiorossi arrivano subito le recriminazioni: in pochi secondi un rapido check VAR (se avvenuto) non cambia la decisione, lasciando sul campo un dubbio pesante.
La voce di Nicola e Giacchetta nel post-gara
Sotto il profilo emotivo lo scontento della Cremonese si fa sentire forte. Il direttore sportivo Simone Giacchetta ha attaccato duramente l’episodio, dichiarando di sentirsi “privati di un calcio di rigore netto” che “a tutti noi è apparso evidente”. Giacchetta sottolinea che Simeone si è avvicinato al pallone e ha allargato il braccio in modo vistoso, aumentando il volume del corpo senza alcuna deviazione o dinamica che giustifichi l’intervento. Anche l’allenatore Davide Nicola, pur accettando sportivamente il verdetto, ha ammesso che “era rigore”, alimentando la sensazione di un’occasione sprecata. Secondo quanto riferito dallo stesso arbitro, sul campo è stata confermata la non punibilità del tocco e quindi non è stata fatta alcuna chiamata VAR. Ma per la Cremonese le immagini e i pareri di chi era in campo parlano chiaro: si sarebbe dovuta fermare la partita, e i grigiorossi lamentano un palese torto tecnico.
Regolamento IFAB: quando il braccio diventa fallo
Tecnicamente, il caso va inquadrato nella Regola 12 IFAB sul fallo di mano. Non tutti i tocchi di mano costituiscono un’infrazione. Il codice calcio punisce solo il tocco volontario o il braccio tenuto in posizione “innaturalmente più grande” del normale. In altre parole, si valuta se il gesto del giocatore è deliberato o se l’arto aumenta in modo non giustificato l’ingombro corporeo. Nel caso specifico Simeone – lontano da altri avversari – blocca la palla con il polso/avambraccio, ma molti moviolisti rilevano l’assenza di un movimento volontario di opposizione. Il tocco è stato interpretato come “non deliberato e coerente con la dinamica dell’azione”. Formalmente, dunque, l’intervento di Simeone è considerato compatibile con la sua corsa e con la traiettoria del cross, e non raggiunge i criteri stringenti per essere giudicato fallo di mano. In questa prospettiva regolamentare il braccio largo da solo non è sufficiente per infliggere il rigore, a meno che non si dimostri volontarietà o palese allungamento del corpo.
Il protocollo VAR e la linea di Rocchi
Di fondamentale importanza è il protocollo di intervento video, che interviene solo per “chiari ed evidenti errori”. Se l’arbitro in campo ritiene l’episodio interpretabile (come sembrano aver fatto Marinelli e il VAR), allora non viene imposta alcuna review. Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri, aveva ricordato più volte che la soglia per il VAR deve evitare rigori “automatici” sui semplici tocchi: conta molto la postura reale e la dinamica complessiva. Nel caso di Torino-Cremonese, secondo arbitro e assistenti – e apparentemente anche dal settore VAR – il braccio di Simeone era “naturale” rispetto al suo movimento, e il tocco non è stato ritenuto un errore lampante. Per questo la gara è ripresa regolarmente: pur visibile, il fallo non ha superato la soglia che avrebbe imposto la revisione. In soldoni, il match è stato chiuso così com’era, senza che gli arbitri correggessero la decisione di campo, e il risultato rimane 1-0 per il Torino.
Polemiche e conseguenze per la Cremonese
Da Cremona la direzione arbitrale viene considerata inaccettabile. I dirigenti e i tifosi grigiorossi ricordano che anche figure autorevoli nel calcio avevano ammonito sui rischi di una regola troppo rigida: il presidente UEFA Aleksander Ceferin, per esempio, aveva denunciato che l’insistenza su braccia larghe “ha portato a molte decisioni ingiuste” e a “frustrazione e sconforto” tra gli appassionati. Non sorprende dunque che per la Cremonese il mancato rigore su Simeone abbia il sapore di uno scandalo. La squadra si sente tradita da un’interpretazione tecnica che travisa la situazione, e l’episodio viene inserito in un filone di continui torti percepiti in questa stagione. Nicola e Giacchetta hanno lasciato intendere che potranno chiedere spiegazioni formali ai vertici dell’AIA, ma intanto resta l’amarezza di un risultato che potrebbe avere un peso in classifica.
In attesa degli sviluppi regolamentari e di possibili pronunce della giustizia sportiva, la Cremonese dovrà rimanere concentrata sulle prossime partite. La polemica arbitrale non riduce però la sensazione di oppressione subita alla “Doria”: i grigiorossi rimangono convinti che quel rigore non concesso fosse meritato. Per gli approfondimenti sul tema, consultate i nostri articoli su Regolamenti e Fallo di Mano e sulla tecnica del VAR.
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