Il tecnico grigiorosso Marco Giampaolo è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di Cagliari-Cremonese, sfida valida per la 32a giornata di Serie A Enilive in programma sabato 11 aprile alle ore 15.
Nelle ultime giornate le squadre coinvolte nella lotta salvezza hanno ottenuto pochi punti. Questione di tensione?
“La tensione è nemica della prestazione, si è consapevoli di essere in una posizione di classifica particolare, ma giocare con paura non risolve alcun problema e questo concetto vale per qualunque squadra. Quando non sei sereno la palla e la testa sono pesanti, invece le partite bisogna giocarle: è un viaggio introspettivo, che parte dalla prestazione individuale e ti fa dire “gioco la partita”. Punto”.
Come si affronta una partita di questa importanza dal punto di vista mentale? La squadra soffre ancora del periodo difficile vissuto negli ultimi mesi?
“Ovviamente la squadra non ha la stessa condizione psicologica di quattro mesi fa. Oggi gioca sapendo che ogni partita è uno spartiacque, è difficile. Non so se quella di domani è una partita fondamentale, ma so che ci misurerà e ci dirà chi siamo sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico, caratteriale, fisico, mentale… Di questo siamo consapevoli, ma ciò non toglie che oggi abbiamo diverse possibilità e quindi dobbiamo sapere che ci sono le condizioni per arrivare all’obiettivo un pezzettino alla volta. Mancano sette partite, i margini di errore sono pochi”.
Quali sono le condizioni degli infortunati?
“Collocolo sta facendo il suo percorso di riabilitazione dividendosi tra campo e palestra, Vardy non ci sarà mentre abbiamo recuperato Sanabria. Non ci saranno nemmeno Thorsby e Maleh, che è squalificato”.
Cremonese e Cagliari subiscono tanti gol nel primo quarto d’ora di gara. Alla luce di questo dato, l’approccio alla gara domani sarà ancora più importante?
“L’approccio alla gara va messo sempre in discussione, così come il livello di attenzione, a prescindere dal fatto che si subisca gol o meno. Nel calcio ci sono regole non scritte che valgono sempre: l’avversario dev’essere più bravo di te per vincere una partita, bisogna saper annullare i gap con altri mezzi. Ripeto che dobbiamo pensare una partita alla volta. Domani siamo concentrati sul Cagliari, sapendo che è una partita molto importante, che ci misurerà, e tutte le energie devono essere orientate solo alla partita. Troveremo una squadra reduce da una settimana di ritiro, che sarà sostenuta dal pubblico e che in casa ha costruito parte del suo campionato. Per questo servirà una partita a tutto tondo da parte nostra”.
Come arginare Palestra, uno dei talenti migliori dei sardi? Dopo le tre vittorie consecutive di gennaio i rossoblù hanno incontrato alcune difficoltà…
“In Serie A può succedere di vivere momenti più positivi e altri meno, è successo anche alla Cremonese e dipende da tanti fattori. Alla fine anche un solo punto può fare la differenza e lo si va a cercare da diverse parti, ripercorrendo le partite giocate e pensando a cosa sarebbe stato con un risultato diverso. Palestra è un giocatore forte, esuberante e leggero. Se riuscirà a mantenere questo livello potrà essere un pilastro futuro della nazionale, dato che ne fa già parte”.
Nel calcio si parla di scontri del genere come “partite della paura”. Che differenza c’è tra tensione e paura?
“Non ci sono né tensione né paura, c’è la responsabilità: siamo tutti consapevoli che è una partita spartiacque e bisogna assumersi la responsabilità. Io preferisco un giocatore che sbaglia piuttosto di uno che non ci prova, così come preferisco un giocatore che si prende le responsabilità a uno che non se le prende”.
Contro il Bologna la Cremo è passata al 3-5-2 a gara in corso dopo essere partita con il 4-4-2. Ha cercato di proporre un modulo più simile a quello che i suoi ragazzi già conoscevano?
“I moduli non esistono più, a livello di interpreti anche la formazione di partenza poteva essere un 3-5-2. Le squadre sono fluide, non riconoscibili, difendono in un modo e attaccano in un altro. Il sistema esiste solo quando si disegna sulla carta: con il Bologna abbiamo sbagliato noi e gli avversari sono stati bravi ad eludere la nostra pressione, volevamo fare una partita con piglio ma loro sono stati più abili. È una mia responsabilità, avremmo dovuto capire che in quel momento ci saremmo dovuti abbassare invece il Bologna ha preso coraggio. A me piace che la squadra cerchi di giocare, in questa occasione non siamo stati bravi per mia responsabilità: domani è un altro giorno e possiamo raccontare un’altra storia”.
Trova che l’ambiente sia intristito dalle delle difficoltà di questo girone di ritorno, nonostante sia ancora tutto possibile?
“Io non ravviso questo: arrivo qui al centro sportivo alle 8 del mattino, torno a casa alle 20 e quello che percepisco è che qui si lavora, si cercano di fare le cose per bene. Non leggo ciò che c’è scritto sui giornali e non so cosa si percepisca in città, non per mancanza di rispetto ma perché non uso i social e penso solamente al campo senza farmi condizionare. Se il cammino della Cremonese fosse stato regolare tutti avrebbero avuto ben presente che adesso tutte le energie erano da rivolgere alla salvezza. A giugno la Cremonese è partita per salvarsi, poi ha fatto l’exploit e infine si è trovata coinvolta nella corsa”.
Come vede Payero nel suo centrocampo?
“Penso che sia un giocatore forte sul piano tecnico. Di solito gli argentini sono giocatori di temperamento, lui è atipico: se avesse anche temperamento sarebbe fortissimo, perché se a 20 anni giochi con la Nazionale Under 23 significa che sei uno dei migliori giocatori argentini della tua età. Ho parlato più con lui che con mia moglie da quando sono qui, gli ho detto che secondo me è un grande giocatore e deve andare a cercare quell’uno per fare trentuno. Io ho bisogno di quell’uno, perché da qui alla fine può determinare”.
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