Aveva già fatto loro un regalo nella stagione 2014-15, portando la squadra all'ottavo posto. Non una promozione, ma almeno un deciso rilancio dopo un campionato non proprio da mille e una notte sotto la guida di Mario Montorfano. Adesso a Marco Giampaolo, chiamato a rilevare il testimone dall'esonerato Davide Nicola, società, città e tifoseria chiedono una nuova missione: far continuare a respirare alla Cremonese aria di massima serie. Il desiderio si colloca su due piani più alti rispetto alla prima vita del tecnico in grigiorosso, ma ha gli stessi connotati. 

La capacità di dare carica 

Escludendo categoricamente che possano averlo detto come frase fatta e di circostanza, alcuni giocatori hanno già evidenziato come il tecnico ex mille squadre, tra cui Sampdoria, Milan e Torino abbia avuto sin dal suo arrivo avvenuto una manciata di giorni fa un effetto rigenerante sull'ambiente. E sicuramente a mettere loro il sorriso è stato anche il fatto che, l'indomani del ritorno alla posta piena a lungo riattesa con il Parma, abbia fatto un passo indietro lasciando la passerella interamente a loro. Una certificazione di umiltà, da parte del neotecnico  dell'orgoglio calcistico della città del Torrazzo, che non deve però essere confusa con mancanza di determinazione. Giampaolo è altamente consapevole che il compito a lui affidato non sia all'acqua di rose. Del resto, che abbia potere rivitalizzante di una situazione storta lo ha già provato in almeno tre casi, con Cagliari, Lecce e Siena. Ora il pubblico di Cremona gli chiede di ritirare fuori dal cassetto questa capacità taumaturgica applicata al mondo della sfera di cuoio e di riprodurla in fotocopia delle tre pocanzi menzionate. 

Il diverso modulo rispetto al predecessore

Se con Nicola la squadra scendeva sul rettangolo verde con un 3-5-2 con un centrocampo imbottito in grado di essere una sorta di reparto difensivo aggiunto, nel senso di cercare di arginare le offensive dalla metacampo senza farle giungere sulla trequarti, Giampaolo è invece un profeta del 4-3-3 che carica di un elemento in più la difesa e ne toglie uno al centrocampo ma lo responsabilizza maggiormente in fase di spinta offensiva per dare man forte a un attacco bisognoso di affinare il pungiglione. Vi sono però state occasioni in cui il tecnico ha frammentato maggiormente il modulo introducendo il trequartista in modo da creare una cerniera tra centrocampo e attacco in grado di distribuire l''offensiva in modo più immediato.Con il Parma, però, il modulo adottato è stato ancora diverso, un più abbottonato 4-4-2 che è riuscito a creare un equilibrio tra carico della difesa e carico del centrocampo con due attaccanti davanti che potevano contare su una maggiore distribuzione di palloni essendo stato infoltito il reparto di mezzo. Come poi si è visto, la ricetta ha funzionato a dovere. Se manterrà il modulo adottato contro gli emiliani o meno sarà legato naturalmente a due varienti: la prima è legata agli uomini che avrà a propria disposizione, la seconda alle caratteristiche dell'avversario. 

Lo studio su Vardy, le caratteristiche sfruttabili di Vandeputte e Maleh 

Se il tecnico ha promosso a pieni voti Vandeputte e Maleh e non solo perchè sono stati in grado di spingere la sfera nella porta avversaria, su Vardy si è voluto prendere un attimo di tempo per studiarne a fondo le caratteristiche. Se ha scelto all'inizio di puntare sull'ex Torino Sanabria facendo entrare l'ex Leicester in corso d'opera, è intuibile, non è affatto perchè lo consideri una seconda scelta. Lui stesso, in conferenza stampa, lo ha precisato a dovere. La filosofia di fondo è chiara: sono arrivato da pochi giorni e devo avere il tempo di capirne a fondo le caratteristiche per poterlo sfruttare in modo ottimale. E, in ogni caso, poter disporre di Sanabria e Vardy come fungibili l'uno rispetto all'altro è un pensiero che gli frulla per bene per la testa. Del resto ambedue non sono semplici attaccanti attendisti, il paraguayano sapendo muoversi a dovere in fase di manovra e l'ex Leicester sapendo attaccare la profondità. Due caratteristiche che, alla Cremonese attuale, servono come l'aria per respirare. 

Non si butta mai niente 

Uno dei particolari che più hanno colpito delle parole di Giampaolo è l'attestato di stima verso il suo predecessore, sensibilità che, nel mondo della sfera di cuoio, non è proprio frequentissima da riscontrare. Ma Giampaolo ha fatto anche di più: per sua stessa ammissione, ha detto di avere trovato una squadra in salute. Sa bene, il tecnico grigiorosso, che comunque questo è un patrimonio indispensabile da cui partire per lavorare sull'altro aspetto su cui sarà fondamentale lavorare, quello motivazionale e quello del mantenimento della costante tensione agonistica durante una gara. Insomma, non si parte da zero e, proprio per questo, ancorché la posizione di classifica ora non strizzi certo l'occhio alla felicità, un po' di materiale definito su cui lavorare c'è. Un altro aspetto merita di essere sottolineato: non lo si è sentito mezza volta dire ci salveremo o ce la possiamo fare. Giampaolo è uomo pragmatico e sa che i passi vanno compiuti lunghi quanto la gamba. Lui, la salvezza, preferisce costruirla sul campo e lasciare fuori dal rettangolo verde slogan che hanno un aspetto motivazionale ma poi esigono di essere onorati. E allora, ha pensato il neotecnico, tanto vale coltivare il pensiero della salvezza nella mente, in silenzio e senza concessioni di pubblica tribuna. Chè, tanto, silente o apertamente manifestato, l'obiettivo resta quello, Ma, mai come ora, i fatti pesano ben più delle parole.          

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Sezione: News / Data: Mar 24 marzo 2026 alle 19:28
Autore: Cristiano Comelli
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