Gli Eroi della Cremo: Giovanni ZINI

La puntata di Pasquetta è dedicata al primo portiere della storia della Cremo, rivelatosi uomo dalle doti non comuni prima ancora che calciatore
09.04.2012 11:00 di Nicolò Bonazzi  articolo letto 2684 volte
© foto di Luigi Putignano/TuttoLegaPro.com
Gli Eroi della Cremo: Giovanni ZINI

La storia che stiamo per raccontare risale a molto tempo fa ed ha un epilogo malinconico e tragico. E' la storia di Pietro Giovanni Zini, primo storico portiere della Cremonese perito in guerra mentre serviva la Patria a cui oggi è dedicato il nostro stadio. 

Siamo nell'età dei "pioneri", gli anni di un football dai contorni sfumati e ricco di passione. I calciatori giocavano più per passione che per guadagno e ogni giocatore sputava sangue per la maglietta che indossava. Siamo nel 1913, ben ottantanove anni fa: la Cremonese, all'epoca in maglia lilla, si iscrive per la prima volta ad un campionato ufficiale dopo una lunga serie di gare amichevoli e di tornei ufficiosi. A difendere i pali di quella squadra compatta e vincente c'era un giovanotto di grandi prospettive calcistiche, ossia Giovanni Zini. Fisico statuario per l'epoca e baffetto alla moda, il ragazzo cremonese è fra i più amati e più popolari in città e vive da protagonista assoluto le prime stagioni della Cremo, mostrando grandi doti fisiche e atletiche che non passano inosservate a molti addetti ai lavori. Al primo anno di campionato, la squadra allenata da Giovanni Gandelli si classifica prima collezionando undici vittorie in quattordici incontri. Merito di tutto quel successo è anche di Zini il quale, con le sue parate e i suoi guizzi, salva la Cremo in diverse occasioni. I selezionatori della Nazionale lo notano e vorrebbero portarlo con loro, ma il destino è imprevedibile e beffardo e la carriera di Zini si interrompe bruscamente.

Nel 1915 l'Italia entra in guerra e il portiere grigiorosso viene chiamato al fronte. Zini presta servizio sul Carso come barelliere e, in una sera di luglio, dopo aver compiuto sforzi sovrumani cade a terra esausto. Un'infezione tifoidea lo colpisce e il ventenne portiere della Cremonese spira per sempre disteso lungo il ciglio di una strada.

La società grigiorossa non si dimenticherà mai il suo primo estremo difensore e molti anni dopo gli dedicherà l'impianto di Via Persico. Ancora oggi una targa commemorativa è ben visibile oltre la tribuna laterale verde, appena prima della scaletta che conduce sulla tribuna rossa. Sul marmo il volto di Zini e gli occhi di un giovane a cui non mancavano di certo coraggio e spirito di sacrificio.

Nel momento della celebrazione della sua morte, il mitico Lelio Mancini, padre fondatore de "Lo Sport Cremonese" scrive di lui: "Non era elegante nella parata, ma sicuro; non accademico ma attento; non acrobata ma spigliato. (...) La presa era delle più tenaci, il rimando dei più fulminei. (...) Sulla sua tomba, tra la fiamma viva del ricordo che in tutti durerà, la vasta famiglia calcistica italiana porga i fiori più belli della sua riconoscenza." Per un giovane calciatore di belle speranze portato via dalle atrocità della Grande Guerra. 

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