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Illecito sportivo e responsabilità disciplinare, ecco come difendersi

Si è tenuto ieri il Convegno "Illecito sportivo e responsabilità disciplinare: la responsabilità presunta e oggettiva" organizzato dall'Associazione Alumni Diritto Sport presso l'Università degli Studi di Milano (Facoltà di Giurisprudenza)
30.06.2012 10:00 di Redazione TuttoCremonese.com - twitter: @TuttoCremonese  articolo letto 420 volte
© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com

Venerdì 29 Giugno 2012 presso l'Università degli Studi di Milano (Facoltà di Giurisprudenza), si è tenuto il Convegno "Illecito sportivo e responsabilità disciplinare: la responsabilità presunta e oggettiva" organizzato dall'Associazione Alumni Diritto Sport in occasione della giornata conclusiva del corso di perfezionamento in "Diritto Sportivo e Giustizia Sportiva" ideato e coordinato dal Prof. Avv. Lucio Colantuoni e giunto, ormai, alla sua VI edizione (maggiori informazioni sul sito www.corsodirittosportivo.unimi.it).

L'Associazione, presieduta dall'Avv. Antonella Carbone, annovera tra i suoi iscritti gli ex allievi del corso di perfezionamento e si prefigge come obiettivo quello di organizzare seminari e convegni in materia di diritto sportivo, nonché quello di approfondire gli istituti e le problematiche giuridiche proprie del mondo dello sport. Al Convegno sono state analizzate le principali problematiche giuridiche legate alla responsabilità disciplinare delle società sportive, cercando di offrire spunti di discussione e soluzioni operative che consentano in futuro un maggiore controllo.

Alla due tavole rotonde hanno partecipato illustri professionisti operanti nel settore, molti dei quali sono stati anche direttamente chiamati a prestare la propria assistenza legale nel corso dell'ultimo scandalo del nostro calcio. Dopo i saluti introduttivi da parte del Prof. Avv. Lucio Colantuoni e del Prof. Avv. Francesco Delfini (autorità accademiche dell'Università degli Studi di Milano - Facoltà di Giurisprudenza), l'Avv. Antonella Carbone (Presidente dell'Associazione Alumni Diritto Sport e organizzatore del congresso), ha sottolineato la sempre crescente esigenza di professionalizzazione nel settore del diritto sportivo, ramo del diritto che ha raggiunto ormai un'importanza considerevole da non sottovalutare.

Il corso di perfezionamento rappresenta quindi un'occasione unica di formazione per tutti quegli avvocati e professionisti in generale che si affacciano al mondo del diritto sportivo e che in esso si vogliono specializzare.

Il moderatore della tavola rotonda, il Dott. Dario Nicolini (Sky Sport), ha introdotto la tematica, descrivendo la notevole portata dello nuovo scandalo calcioscomesse e l'importanza del concetto di responsabilità oggettiva.

L'Avv. Leandro Cantamessa (Milano - Milan), ha introdotto i lavori del primo panel, tracciando le linee guida generali della responsabilità oggettiva nei diversi ordinamenti. In ambito penalistico la rilevanza è soltanto residuale e la sua ratio consiste nell'allargare l'area della punibilità. In ambito civilistico è, invece, ben più diffusa e l'ordinamento sta andando, tutt'ora, nella direzione di un suo ampliamento. La ratio, in questo caso, è obbedire ad un'utilità sociale, ovvero la tutela di posizioni giuridiche di svantaggio quali, ad esempio, i consumatori. A livello sportivo, infine, vi sono maggiori criticità, perché il soggetto tutelato, in questo caso, è il sistema stesso (ovvero quello stesso soggetto che infligge la pena in sede di giustizia disciplinare). Ciò premesso, ha sottolineato le criticità relative all'applicazione della responsabilità oggettiva, nonostante il nuovo Codice di giustizia del CONI non la preveda. Nonostante ciò, sono poche le possibilità di una riforma in tempi brevi, tenuto conto che tale forma di responsabilità tutela in primis il sistema stesso.

L'Avv. Luigi Chiappero (Torino - Juventus) problematica del volontariato degli organi di giustizia (condivisibile al massimo nel dilettantismo. Clausola compromissoria da tener presente che vincola alla giustizia sportiva. ha sottolineato come la responsabilità oggettiva vada mitigata per trovare una maggiore razionalità del sistema. Ha contestato, inoltre, l'obbligo di denuncia così come previsto ex art.7 del Codice di Giustizia Sportiva, poiché impone qualcosa che va ben oltre quanto richiesto al comune cittadino. Il CONI, dal canto suo, prevede un obbligo per il tesserato di comunicare i procedimenti in corso nei suoi confronti, cosa diversa dall'obbligo di denuncia degli illeciti di cui si è venuti a conoscenza. In un'ottica di riforma, si potrebbe consentire la ritrattazione così come avviene in sede penale con la falsa testimonianza.

L'Avv. Stefano Campoccia (Treviso - Udinese) ha posto in rilievo come il quadro attuale preveda grande disparità di trattamento tra soggetto tesserato e la società di appartenenza che, generalmente, è parte lesa anche, e soprattutto, da un punto di vista economico. Di fronte ad un fenomeno così dilagante, ancor maggiore rispetto al passato, le Lega Serie A deve poter proporre delle modifiche al fine di meglio affrontare una tale criticità. In tal senso, la Lega ha introdotto delle modifiche al proprio Statuto, che sanciscono la necessità di adottare modelli di gestione e controllo ex d.lgs. 231/2001. In sede de iure condendo, si sta inoltre riflettendo sulla possibilità di richiedere l'adozione di tali modelli come condizione necessaria per l'iscrizione al campionato di massima serie. Nel frattempo, in quest'ottica è stata prevista la creazione di un Alto Comitato per l'Etica con funzione direttive e di controllo al fine di prevenire efficacemente la commissione di illeciti.

Avv. Pierfilippo Capello (Milano), chiudendo la prima parte dei lavori della giornata, si è soffermato sulle maggiori criticità all'interno dell'ordinamento sportivo. Nel doping, ad esempio, è sufficiente la presenza della sostanza vietata perché scatti una squalifica (trattasi quindi di responsabilità oggettiva pura). Tale principio è stato introdotto dalla WADA, e sarà applicato anche ai prossimi Giochi Olimpici di Londra. A riguardo, il CIO ha chiesto ad un pool di esperti un parere sulla compatibilità di tali principi stringenti con la Dichiarazione dei diritti umani. Per garantire la legittimità del sistema, è stato necessario introdurre un sistema di uscita (c.d. di way out): ovvero prevedere che soltanto in casi eccezionali sia possibile vincere tale responsabilità oggettiva. Nella seconda parte del Convegno sono state affrontate le tematiche relative all'illecito sportivo e alla responsabilità oggettiva seguendo un taglio maggiormente pratico, grazie anche all'intervento di alcuni professionisti del settore anche direttamente coinvolti nell'attività difensiva nel corso dell'attuale scandalo del calcioscommesse.

Avv. Eduardo Chiaccio (Napoli), introducendo il secondo panel, ha descritto le problematiche insite nella responsabilità oggettiva a danno delle società, che vive, in certi casi, un vero e proprio dramma non soltanto sportivo ma anche, e soprattutto, economico. Generalmente i soggetti coinvolti sollevano il problema soltanto al momento di un deferimento dimenticando, però, di aver accettato tale norma insieme a tutto il sistema di giustizia sportiva, all'atto del tesseramento con la Federazione. In ogni caso, negli ultimi 30 anni, tale normativa non ha subìto modifiche e pertanto, sono accolti con favore i propositi di riforma attualmente in discussione. Allo stato attuale, il giudice non può far altro che applicare la normativa vigente, aldilà della condivisione sulla formulazione della responsabilità oggettiva. E' da tener, comunque, presente che le pene sono state via via diminuite in maniera significativa dagli organi giudicanti, graduando la responsabilità caso per caso.

L'Avv. Enrico Angelini (La Spezia - Spezia) ha descritto, invece, la peculiarità della situazione che si trova a vivere la società che sta attualmente difendendo, per essere stata deferita a titolo di responsabilità oggettiva per fatti commessi da un suo giocatore quando questo era, però, tesserato per un altro club. Tutto ciò sulla base della continuazione del reato associativo finalizzato all'illecito che, sulla base dell'interpretazione offerta dalla Procura federale ed avvallata in primo grado, continuerebbe anche durante il tesseramento con il club successivo.

L'Avv. Massimo Diana (Bologna), dal canto suo, ha posto l'accento su alcune criticità insite nell'attuale ordinamento sportivo. Alla luce dei recenti scandali, è emerso un nuovo quadro dove i giocatori non solo hanno commesso illeciti senza l'ausilio ed il supporto del club, ma talvolta addirittura giocando contro il sodalizio per il quale sono tesserati. Di conseguenza, è emersa una difficoltà concreta nel predisporre le difese dei club e dei giocatori che non si possono più porre sullo stesso piano, mirando ad interessi confliggente.

L'Avv. Cesare Di Cintio (Bergamo - Novara) ha descritto quali problematiche deve affrontare un legale nella difesa di una società incolpata a titolo di responsabilità oggettiva. Il club, per limitare la propria responsabilità, è andata a dimostrare come fosse stata vittima essa stessa dell'illecito, tenuto conto che il modello societario ex d.lgs. 231 era già stato adottato nel 2006. E' stato, inoltre, creato un codice antifrode al fine di controllare i flussi anomali di scommesse relativi al club ed effettuare una denuncia agli organi di giustizia. Tutto ciò per sottolineare quanto sia importante creare meccanismi di prevenzione e controllo, tenuto conto che il modello ex d.lgs. 231 è già previsto dallo Statuto di Lega e bisogna verificarne l'applicazione ed il rispetto.

L'Avv. Davide Gatti (Asti - Difensore Alberto Fontana) ha descritto, invece, la strategia difensiva messa in campo per tutelare gli interessi di un tesserato coinvolto nel calcioscommesse a causa delle dichiarazioni di un c.d. atleta pentito. In particolare, si è soffermato sulla difficile situazione, anche personale, di quei tesserati che si trovino coinvolti in provvedimenti sportivi, a seguito delle dichiarazioni di terzi c.d "pentiti". Ha poi chiuso l'intervento sottolineando le criticità della giustizia sportiva, tra le quali le carenti motivazioni dei provvedimenti e la difficoltà di far ammettere alcuni tipi di mezzi di prova, oltreché ad ottenere una valutazione a riguardo.

L'Avv. Gian Pietro Bianchi (Milano) ha chiuso la tavola rotonda trattando alcune questioni salienti interne alla giustizia sportiva tra cui l'istituto della continuazione e alla contestata possibilità del TNAS di supplire alle carenze motivazionali degli organi di giustizia endofederali. Ha, infine, espresso alcune considerazioni relative all'utilità o meno di chiedere un patteggiamento della pena in sede disciplinare.


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